SOSTENIAMOLANCONA!!!

Futuro biancorosso, questione di mentalità ?

Una bella soddisfazione per i ragazzi di mister Finocchi e grandi complimenti a tutto lo staff per il lavoro che sicuramente c’e dietro al raggiungimento di questo obiettivo.

Adesso sarebbe bello vedere quanto prima alcuni di questi ragazzi magari fare qualche apparizione in prima squadra, dal momento che ci sono le condizioni ideali, date da un campionato vinto e la volontà di cominciare a lavorare per il futuro che passa inevitabilmente anche da questi promettenti ragazzi.

E’ anche questo il salto di mentalità,  che va fatto da parte di tutti.

Quello della prospettiva, del costruire per un periodo di media lunga durata che crei le radici, per la sostenibilità  almeno ed anche economica di una società di calcio come l’Ancona.

E’ un cambio di mentalità che come abbiamo detto più volte in questi anni e con la partecipazione di tutti, dovrebbe portare il tifoso dell’Ancona ad uscire dalla gabbia mentale che definisce la serie B come ambiente ideale.

Un concetto che abbraccia anche il “tifoso” di Ancona per certi aspetti.

Se la società Ancona e la città di Ancona possono ambire al massimo alla serie B vuol dire che hanno tifosi e cittadini di serie B.

Vi assicuro che i tifosi che hanno seguito la squadra e la società in questi anni d’esilio e di rinascita sono oltre ogni categoria e sicuramente meritano molto più della B.

Non c’e fretta, la storia continua………..

 

DM

 

 

 

 

PLAY OFF – JUNIORES NAZIONALE – ANCONA – PIACENZA 1-0

 

PLAY OFF 2. GARA – JUNIORES NAZIONALE
venerdì 18 aprile 2014 ore 16.00
Campo Sportivo “Giuliani” Torrette

ANCONA – Ferrucci; Torchia, Lombardi, Pucci, Gatti; Mascambruni, Tenace, Amadei; Terrè (29’ st Andreucci), Consolazio (42’ st Beldomenico), Miceli. A disp.: Pesce, Maceratesi, Paoletti, Gambini, Martelli, Passaro, Mastrangelo. All. Finocchi.
PIACENZA – Cabrini; Rancati, Mini, Riva, Albertocchi; Battistotti, Giangualano (1’ st Di Pinto), Curotti; Torraca (29’ st Ferioli), Minasola, Antonini (23’ st Sanashvili). A disp.: Lamberti, Fragliasso, Mantegari, Furini, Finotti. All. Guareschi.
ARBITRO: Civico di Vasto.
RETI: 44’ pt Consolazio.
NOTE: spettatori 250 circa. Espulso al 40’ st Mini per gioco violento. Ammoniti: Amadei, Di Pinto.

Un calcio all’indifferenza

 

Un articolo che è già abbastanza chiaro, ci piace sottolineare come, parlando di un calcio che dovrebbe avere anche risvolti sociali ed educativi non si sta parlando di qualcosa d’intangibile o di fantascienza, ma di una realtà che viene anche vissuta ed applicata con risultati importanti come quello che ha determinato un successo molto importante a riguardo del tesseramento degli extracomunitari risolvendo un problema che ha aggiornato l’Italia a normative Europee e a standard di civiltà degni del paese che vorremmo essere, con il calcio……

DM

 

 

LA REPUBBLICA di EMANUELA DEL FRATE
con un commento di MATTEO TONELLI
IL FENOMENO di EMANUELA DEL FRATE

Calcio popolare, i tifosi si riprendono il pallone

Calcio popolare, i tifosi si riprendono il pallone

Scandali, identità tradita, diritti tv che dettano legge: contro la dittatura del business, nascono in tutta Italia squadre autogestite per recuperare l’essenza dello sport più amato al mondo

ROMA - “C’ero io lì”. Nonna Saveria riguadagna il suo posto. Accanto a lei, in un campo di calcio vicino alla stazione Tiburtina di Roma, la tribuna è piena di bandiere e fumogeni rosso-blu. A giocare è l’Atletico San Lorenzo, squadra diterza categoria Figc, pensata, finanziata e gestita, da un intero quartiere seguendo i principi di: rispetto, solidarietà, lealtà, aggregazione e trasparenza. Valori stabiliti in assemblea e su cui si sta creando una nuova identità condivisa. Una storia che ricorda quella del St. Pauli, squadra di Amburgo che appartiene ai suoi tifosi, famosi per essere i primi a portare istanze antinaziste negli stadi tedeschi, e indissolubilmente legata al quartiere che la ospita. Quello dell’Atletico non è un caso isolato: a pochi quartieri di distanza c’è anche l’Ardita San Paolo, nata tre anni fa grazie a un gruppo di amici in fuga dagli stadi di serie A. Esperienze che vanno riempendo di rumori e colori, i vari campionati dilettantistici italiani.

L’INCHIESTA UN ALTRO CALCIO È POSSIBILE

“Il campionato minore è sempre il migliore”. 
Squadre costruite dal basso grazie a tifosi, attivisti dei movimenti, gruppi ultras. Non tutte si riconoscono nella definizione di “calcio popolare”, ma hanno lo stesso modo di intendere questo sport come strumento di partecipazione e condivisione, di passioni così come di valori. “Avevano preso 99 goal e fatto 0 punti”: l’amore della Curva Moana Pozzi per l’A. C. Lebowski è iniziato così, 10 anni fa a Firenze. “Non eravamo ultras”, ricorda Francesco Guidi, dirigente-tifoso, ma un gruppo di amici 16enni che allo stadio si annoiava”. Poi, nel 2010, il salto e la fondazione di una nuova squadra, il Centro Storico Lebowski, finanziato e gestito da una società che è “diretta emanazione della curva”, ha un team juniores e uno amatoriale. Aggregazione e goliardia infatti, sono i punti cardine di questo progetto dove si preferisce parlare di “calcio minore”, capace di creare nei campi di periferia veri e propri eventi seguiti anche da 1000 persone. “Molti di noi frequentano il Cpa (storico centro sociale fiorentino, ndr) antifascismo e antirazzismo sono nel nostro Dna, ma con il calcio non vogliamo rivendicare nessuna istanza politica o ideologica. Viviamo d’ironia, anche scomoda e dissacratoria, e la nostra curva è davvero trasversale, viene anche chi non ne sa nulla di calcio, solo perché con noi si diverte”. La vera sfida per i ragazzi del Lebowski inizia adesso: appena promossi in prima categoria dovranno cercare la via giusta per rispondere alle esigenze burocratico-organizzative che comporta questo passaggio, senza tradire la loro idea di calcio.

VIDEO: “RIMPIANGO SOLO I 60MILA ALL’OLIMPICO”

Sfida alla Federcalcio. “La nostra squadra è nata per affrontare apertamente la Figc che rappresenta tutto il calcio verso cui siamo critici. Il calcio dell’eccessiva spettacolarizzazione, dei business milionari, che ha perso valori come uguaglianza e fratellanza”: Andrea Ferreri (autore di ‘Ultras, i ribelli del calcio’), presidente e giocatore dello Spartak Lecce, va dritto al punto. Con una proposta: “Creare una confederazione di squadre di calcio popolare per portare avanti con più forza le rivendicazioni in Figc”. Per chiedere impegni concreti sui temi dell’antirazzismo e “visto che esistono vincoli in questo senso nel suo statuto, imporre che parte dei soldi incassati grazie alle nostre iscrizioni siano investiti nel sociale”. Lo Spartak è una delle realtà più politicizzate: “Veniamo dall’antagonismo leccese, ma in noi confluisce anche lo spirito ultras e su questi campi stiamo ritrovando quella libertà che c’era negli stadi negli anni 80 e 90, riscoprendo quell’aura di religiosità che ha il calcio quando sono le passioni a vincere”.

Il razzismo messo in fuorigioco. Un primo cambiamento in Figc è stato già ottenuto grazie a Gioco Anch’io la campagna promossa, con la Uisp, dalle palestre popolari e dalle squadre del progetto Sport alla Rovescia, come lo Spartak, la San Precario di Padova e la Konlassata di Ancona, nata proprio “per toccare con mano le problematiche legate ai migranti”, come racconta Alessio Abram. Campagna nata a inizio 2012 e che a luglio ha ottenuto l’abrogazione dei commi 11 e 11 bis dell’art. 40 della Figc. “La norma”, come ci dice l’avvocato Nicola Saccon, “nasce per contrastare il trafficking e, per questo, distingue tra giocatori che non hanno mai preso parte a campionati esteri e chi, invece, è già stato tesserato”.

Le problematiche nascevano proprio in quest’ultimo caso visto che alle società dilettantistiche era permesso di tesserare un solo giocatore straniero, senza alcun distinguo tra comunitari ed extracomunitari. “Con l’abolizione dei due commi è stata inserita questa distinzione. Ora non c’è nessun limite numerico per i comunitari, mentre sale a due per gli extracomunitari”. Restano ancora tanti problemi per i migranti come quelli legati ai transfert internazionali, difficili da ottenere dalle federazioni di origine, specie se di paesi in guerra. L’abrogazione di questi commi ha, però, permesso a squadre multietniche come l’Afro-Napoli United d’iscriversi ai campionati Figc.

Conti in ordine con l’amministratore ultras. ”Siamo ultras e come tali siamo criminalizzati ma, al contrario delle squadre di serie A, abbiamo un bilancio perfetto”. Per il direttore del Brutium Cosenza, Christian Catanzaro, dimostrare che “un altro calcio è possibile” passa anche da un’onesta gestione societaria. La squadra è nata grazie all’impegno del gruppo antifascista e antirazzista della Curva Nord del Cosenza. In opposizione alle “continue misure repressive, alle scommesse e a tutto ciò che di sporco gira intorno al mondo del calcio”. E per ritrovare nei campi di periferia, quella “passione che riempiva gli stadi 20 anni fa”. Anche i ragazzi dell’Ideale Barivengono dal mondo ultras e, anche loro per “disintossicarsi dal calcio moderno”, hanno scelto la via dell’azionariato popolare perché, come dice Gianluca, “il tifoso è la parte pulita del calcio e la sua ingerenza garantisce che una società sia gestita in modo sano”. Dichiaratamente apolitici, “sul campo c’è solo la bandiera dell’Ideale Bari”, sono impegnati in iniziative come quella che li vede affiliati alla Fondazione Gabriele Sandri per eventi dedicati alla donazione di sangue.

VIDEO: ATLETICO SAN LORENZO, ORGOGLIO DI UN QUARTIERE

Autofinanziamento e azionariato popolare. Anche se iscritte ai campionati minori, le squadre di calcio nate dal basso si trovano ad affrontare spese e multe della Figc per fumogeni, tamburi, torce… Cene ed eventi di finanziamento sono alla base della loro economia. Tranne eccezioni come lo Spartak Lecce, fanno affidamento anche su contributi di negozianti e imprese e, soprattutto, sull’azionariato popolare, modello non nuovo su cui si basano grandi club europei come Barcellona, Real Madrid e Arsenal. E che, soprattutto, garantisce la partecipazione di tutti. A livello economico, grazie ai costi popolari delle quote associative, così come a livello organizzativo. Le decisioni si prendono in assemblee in cui la parola del presidente ha lo stesso valore di quella di ogni tifoso. Un punto importante per queste squadre nate in territori spesso difficili come quelli delle partenopee Lokomotiv FlegreaStella Rossa 2006, che è di casa a Scampia, e Quartograd, nata nel Comune di Quarto, da anni sciolto per infiltrazioni camorristiche e ancora gestito da commissari prefettizi.

I campi da gioco. Non ci sono impianti comunali disponibili; si gioca e ci si allena in campi gestiti da privati, è questo il leitmotiv tra le squadre di calcio popolari che vorrebbero riconosciuto il valore sociale del loro lavoro. Le spese per l’affitto dei campi in terra vanno, in media, dagli 8mila agli 11mila euro l’anno sostenuti dal Lebowski per ospitare tre squadre. Un vero problema per queste realtà che puntano a rendere economicamente accessibile lo sport. Come ha fatto la Konlassata con la scuola calcio Ancona Respect, realizzata grazie al sostegno dell’associazione di tifosiSosteniamolancona e dei religiosi salesiani che forniscono i campi. Poche le eccezioni, come quella dello Spartak Lecce che usufruisce di una convenzione comunale, spendendo 25-30 euro ad allenamento, costretta, però, a giocare nel vicino comune di Merine. Storia a sé è quella del Quartograd che, dopo aver festeggiato con 2000 persone il passaggio in prima categoria, ha sostenuto una vera e propria battaglia per usufruire, a prezzi contenuti, dello stadio Giarrusso. “È una struttura comunale”, racconta Giorgio Rollin, presidente della squadra e segretario dei locali Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza Comunista), “data in gestione, alla Quarto Calcio”. Fino a quando la squadra è stata sequestrata al patron Castrese Pagliarola, arrestato per affiliazione camorristica, e affidata all’associazione antiracket Sos Impresa che l’ha trasformata nella Nuova Quarto Calcio Per la Legalità, ereditando anche l’amministrazione dello stadio, dove è stata recentemente ospitata la Nazionale. “Il primo anno”, continua Rollin, “lo abbiamo usato gratis, poi la Nuova Quarto ci ha chiesto 150 euro a partita e 110 ad allenamento”, seguendo i prezzi della vecchia concessione. Il Quartograd è così sceso in campo con una mobilitazione, dai toni aspri, che ha “coinvolto anche parroci e assessori di altre città”. “La cosa assurda – ricorda sempre Rollin – è che stavano discutendo di un accordo stretto tra un Comune sciolto per camorra e un boss che è ancora in prigione. Alla fine sono intervenuti i commissari prefettizi che hanno fatto un atto d’indirizzo alla Nuova Quarto in cui è stabilito un affitto più basso per squadre, come il Quartograd, di cui viene riconosciuto il fine sociale”.

16 aprile 2014

© Riproduzione riservata

Oltre il 90 °

 

Domenica è esplosa una gioia frutto di attesa e orgoglio costruita con 4 anni di ricostruzione e lenta risalita.

Quattro anni che hanno portato esperienza, errori, successi, e soprattutto la consapevolezza che la promozione di domenica non doverebbe essere un semplice arrivo, ma un punto di partenza.

Un punto di partenza verso nuovi orizzonti che possono regalare soddisfazioni e successi ai tifosi dell’Ancona, ma al contempo sono obiettivo anche per tanti tifosi che magari divisi da colori e fedi calcistiche diverse condividono la nostra stessa grande passione.  Di questo e di altro si parlerà il 14, 15 giugno proprio ad Ancona, vi aspettiamo

 

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Avanti, insieme

Basterà unire i puntini e sicuramente sarà possibile uscire dalla fase del calcio come problema di ordine pubblico e provare la strada del calcio come risorsa sociale ed economica soprattutto come ci auguriamo in una prospettiva sostenibile e partecipata dai tifosi.

La paura più grande soprattutto da parte di chi in questo sistema calcio vive da anni è che qualcosa cambi verso l’ignoto, e quindi meglio conservare quel poco che c’è magari con la forza anche a costo di non accorgersi che sta scomparendo.

Invece proprio qui l’obiettivo fondamentale innestare un cambiamento che nel tempo possa contribuire anche ad avvicinare gli standard europei che ci hanno superato abbondantemente come evidenziato da stadi vuoti (in italia) e squadre assenti (nelle competizioni europee),  esattamente al contrario che ovunque altrove.

Qui il punto sulla situazione relativa ad un nodo abbastanza importante che incide sulle presenze negli stadi, sulla sostenibilità dei costi delle società, e sulla sicurezza.

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L’incontro di Roma organizzato dalle tifoserie e coordinato dall’esperto avvocato Contucci da un lato mira ad entrare nel merito tessera e a giungere ad una sua definizione più logica e sostanzialmente corretta dal punto di vista del rispetto della legge costituzionale. (In allegato la proposta d’interpretazione della legge)

Il documento della Task Force (allegato link) dall’altro lato prova ad uscire dall’impasse generale dando un aggiornamento al quale hanno contribuito tutte le istituzioni del calcio e offre anche importanti e notevoli suggerimenti da sviluppare.

E’ evidente che senza la partecipazione dei tifosi che sono quelli piu direttamente coinvolti nell’ argomento perchè del calcio parte fondamentale e preziosa sarà difficile fare passi avanti.

Ecco perchè il 14/15 giugno ad Ancona alla prima assemblea nazionale delle associazioni per la partecipazione dei tifosi, sarà importante fare un passo avanti concreto, insieme.

DM

 

Daspo e tessera tifoso, gli ultras incontrano i parlamentari: “Questo sistema fa acqua”

Per la prima volta si è aperto un confronto tra i gruppi organizzati italiani e la politica: sul tavolo possibile modifiche ai due provvedimenti anti-violenza. All’incontro che si è tenuto a Roma erano presenti anche i delegati di Figc e delle Leghe professionistiche, oltre a Pd, M5s e Fratelli d’Italia

Faccia a faccia dopo anni di muro contro muro per provare a capire se si può uscire dal vicolo cieco dell’articolo 9 della Legge Amato che regola i Daspo e superare la tessera del tifoso. I rappresentanti di circa trenta tifoserie italiane e parlamentari di PdM5s e Fratelli d’Italia si sono incontrati oggi pomeriggio nelle sale di Palazzo Santa Chiara a Roma. Un primo approccio per discutere dei due provvedimenti anti-violenza che hanno visto la partecipazione anche di delegati di Figc e delle Leghe professionistiche. Gli spiragli per superare due provvedimenti da più parti definiti fallimentari ci sono, almeno a giudicare dalla trasversalità dei partiti presenti.

MODIFICARE L’ARTICOLO 9 - “Il sistema fa acqua da tutte le parti. E’ arrivato il momento che si ascolti la voce dal basso. I tifosi sono i fruitori, i clienti, ma nessuno ha mai provato a capire le loro ragioni”, spiega l’avvocato Lorenzo Contucci, uno dei massimi esperti di Daspo in Italia. Tutto ruota attorno alle conseguenze provocate dall’applicazione di quella sigla che racchiude un provvedimento di divieto d’accesso alle manifestazioni sportive. I tifosi battono sulla rimozione dell’articolo 9 della legge 41 del 2007 “che se interpretato alla lettera prevede l’impossibilità per chiunque ha preso un Daspo – argomenta Contucci – di avere titoli d’accesso alle manifestazioni sportive anche dopo la fine del divieto”. Una criticità evidenziata anche dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazione sportive che ha infatti circoscritto il divieto a chi lo sta ancora scontando. “Ma potenzialmente è interpretabile appieno da domani – spiega Contucci – Per questo abbiamo scritto una norma d’interpretazione autentica che mettiamo a disposizione dellegislatore”. La proposta di Contucci si aggancia al disegno di legge di modifica dell’articolo 9 presentato negli scorsi giorni dai grillini Vacca e Del Grosso e che a giudicare dalla presenza all’incontro dell’ex capogruppo M5s Vito Crimi, di rappresentanti di Pd e Fratelli d’Italia – oltre al segretario dei Radicali Mario Staderini – potrebbe trovare sponde inedite in Parlamento.

COME FUNZIONA LA TESSERA - L’altro capitolo spinoso riguarda lacci e lacciuoli della tessera del tifoso, criticata anche dal presidente dell’Uefa Michel Platini e dal numero uno del ConiGiovanni Malagò. La tessera esiste solo in Italia e l’introduzione dalla stagione 2010/11 del sistema di “questura on line” la rende di fatto superflua. Nel momento in cui si compra un biglietto per lo stadio, infatti, chi lo emette ha bisogno di un documento d’identità in originale i cui dati vengono immessi nel sistema e controllati all’istante dal Cen di Napoli, il centro di elaborazione dati della Polizia che ne autorizza o meno la vendita. “E’ lo stesso sistema che regola la tessera del tifoso. Ma se il controllo avviene nello stesso modo per il singolo biglietto e per la tessera, a cosa serve quest’ultima? – si domanda Contucci – Così si allontana la gente dallo stadio. Basti pensare che la tessera è necessaria anche per gli under 14: se è stata pensata per motivi di sicurezza, che senso ha l’obbligatorietà per chi è ancora in un’età tale da renderlo non imputabile?”.

TULLO (PD): “DIALOGHIAMO” - E’ la domanda posta dai tifosi di BresciaSampdoria e Atalantadai quali è partito l’appello accolto da altri gruppi tra i quali Milan, Udinese, Padova, Bologna,Napoli, Parma, Avellino, Fiorentina, Genoa, Ascoli e Venezia. Una lotta trasversale tra tifoserie spesso contrapposte sugli spalti nel nome di tessera e Daspo, mai digeriti e che negli ultimi mesi fanno acqua anche nei tribunali. Dall’inizio del 2014 i Tar di Liguria e Toscana ne hanno annullati 129. Tra questi i 93 inflitti ai tifosi della Sampdoria che il 20 ottobre scorso erano stati allontanati da Livorno perché muniti di biglietto ma senza tessera. Il deputato democratico Mario Tullo pochi giorni dopo presentò un’interrogazione parlamentare e oggi a ilfattoquotidiano.it dice: “La tessera del tifoso non ha funzionato. Nessuno cerca comprensione alla violenza, sotto nessun punto di vista. Gli ultras lo sanno. Ma bisogna stabilire cosa devono pagare se sbagliano. E’ il momento di aprire il dialogo e questo è un compito che spetta alla politica. Per trent’anni si è affrontata solo la parte repressiva, in alcuni casi necessaria. Ma un paese civile affianca il confronto alla fermezza”.

 

Qui di seguito la brochure preparata per l’occasione e consegnata a politici e giornalisti.

Roma, Palazzo Santa Chiara
11 aprile 2014

Il presente convegno vuole evidenziare le criticità che ha comportato l’introduzione della “tessera del tifoso” che, al di là della terminologia usata, rappresenta un problema per i criteri in base ai quali viene rilasciata.

Il tifoso di calcio è diverso dal cliente di un supermercato: se, da un lato, può condividersi il fatto che una società di calcio “fidelizzi” i suoi tifosi/clienti con l’adozione di una tessera che premi, ad esempio, la loro fedeltà, dall’altro sembra evidente che i criteri stabiliti dalla legge per il rilascio della stessa siano assurdi e incostituzionali.

I correttivi che si suggeriscono, quindi, consentirebbero di intervenire in maniera efficace sull’emorragia irreversibile delle presenze negli stadi italiani senza – ovviamente – incidere in alcun modo sul profilo della sicurezza.

*

a) INTERVENTO LEGISLATIVO:

- Rivedere gli artt. 8 e 9 della L. 41/2007 introducendo una norma di interpretazione autentica degli stessi, che possa chiarirne i criteri applicativi, a beneficio di tifosi e questure.

Il nodo è rappresentato unicamente dall’art. 9 della legge 41/2007 (e dalla sua premessa, contenuta nell’art. 8), che disciplina il rilascio dei titoli di accesso (e quindi anche della “tessera del tifoso”) da parte delle società.

L’articolo dice esattamente questo:

Art. 9.
Nuove prescrizioni per le società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio
1. E’ fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell’interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

L’intento di arginare la violenza negli stadi è lodevole, ma la formulazione letterale dell’articolo è infelice:

1) chiunque abbia avuto, anche in passato, un daspo (art. 6 l. 13/12/1989 n. 401), non potrà avere tessere o biglietti.
Questo significa che se nel 1991 un tifoso ha avuto un daspo di un anno, e lo ha scontato, in base al tenore letterale della norma non potrà più avere titoli di accesso per qualsiasi manifestazione sportiva;

2) chiunque ha avuto una condanna, anche solo in primo grado, per reati “da stadio”, non potrà avere la tessera del tifoso né titoli di accesso per manifestazioni sportive.
Ciò significa che se nel 1994 un soggetto ha commesso un reato “da stadio” e per quello è stato condannato, in base alla norma non potrà mai più avere biglietti o tessere di alcun tipo.

L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ha ravvisato le medesime criticità (cfr. Determinazioni nn. 33/2009 e 39/2011) e, auspicando un intervento legislativo sul punto, ha chiarito che la tessera o il tagliando non verrà rilasciato solamente:
a) a chi ha un daspo in corso, il che è ovvio e corretto;
b) a chi ha avuto una condanna, anche di primo grado, negli ultimi 5 anni, detratto ciò che ha scontato per il daspo per lo stesso episodio.

Nel premettere che è necessaria una modifica legislativa, visto che una interpretazione ministeriale è soggetta a modifica in qualsiasi momento, il punto sub b) non è sufficiente e crea situazioni paradossali con cui ci confrontiamo ogni giorno.

Un esempio può rendere comprensibile quel che si scrive:

• Tizio riceve un daspo di un anno dalla questura per aver acceso un fumogeno, prima ancora di essere processato per lo stesso episodio;

• per un anno, quindi, Tizio non potrà andare allo stadio in quanto inibito;

• decorso l’anno, Tizio può tornare tranquillamente allo stadio in quanto la stessa questura non lo ritiene più pericoloso, visto che il daspo è scaduto;

• il processo relativo al medesimo episodio, però, termina a distanza di 5 anni e Tizio viene condannato in primo grado;

• a questo punto, dal momento della condanna, per altri 4 anni (vale a dire i 5 anni di cui dice l’Osservatorio meno l’anno scontato per il daspo) Tizio – che nel frattempo è tranquillamente tornato allo stadio – non potrà più comprare un biglietto.

Non occorre certo essere avvocati per capire l’assurdità della cosa.

Ed allora è necessario introdurre una norma che interpreti autenticamente gli artt. 8 e 9 della Legge Amato, rendendoli impermeabili a critiche costituzionali e che specifichi che i titoli di accesso non possano essere rilasciati a chi:
• ha un daspo in corso (mentre l’art. 9 attuale prevede che non la possa avere anche chi ha avuto un daspo);
• ha avuto una condanna, anche non definitiva, per reati “da stadio” negli ultimi 5 anni, purché per lo stesso fatto l’interessato non abbia già scontato, anche parzialmente, il daspo: se il daspo qualifica la pericolosità di un soggetto, una volta scaduto non ha senso logico prevedere ulteriori divieti.
*

Qui di seguito, quindi la norma di interpretazione che, si auspica, possa essere introdotta nel nostro sistema:

Norma di interpretazione autentica degli artt. 8 e 9
della legge 4 aprile 2007, n. 41
1. all’articolo 8, comma 1, della legge 4 aprile 2007 n. 41, per “soggetti destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401” deve intendersi che tali provvedimenti debbano essere in atto;
2. all’articolo 8, comma 1, della legge 4 aprile 2007 n. 41, per “soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive” deve intendersi che il divieto posto alle società sportive di corrispondere in qualsiasi forma, diretta o indiretta, sovvenzioni, contributi e facilitazioni di qualsiasi natura, ivi inclusa l’erogazione a prezzo agevolato o gratuito di biglietti e abbonamenti o titoli di viaggio, sia limitato temporalmente fino al completamento dei cinque anni successivi alla data della condanna e che comunque non operi là dove il soggetto abbia già scontato, anche parzialmente, la misura inflitta con provvedimenti di cui al citato articolo 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401 per lo stesso episodio per cui è intervenuta la sentenza di condanna”;
3. all’articolo 9, comma 1, della legge 4 aprile 2007 n. 41, per “soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401” deve intendersi che tali provvedimenti debbano essere in atto;
4. all’articolo 9, comma 1, della legge 4 aprile 2007 n. 41, per “soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive” deve intendersi che il divieto posto alle società organizzatrici il gioco del calcio responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell’interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso sia limitato temporalmente fino al completamento dei cinque anni successivi alla data della condanna e che comunque non operi là dove il soggetto abbia già scontato, anche parzialmente, la misura inflitta con provvedimenti di cui al citato articolo 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401 per lo stesso episodio per cui è intervenuta la sentenza di condanna”.

b) ALTRE CRITICITA’

L’eccessiva burocratizzazione del meccanismo di rilascio dei biglietti scoraggia soprattutto il tifoso occasionale, visto che mentre un tempo si scriveva “Tribuna Coperta 100 €, Tribuna Scoperta 50 €, Distinti 30 €, Curve 17 €” oggi i comunicati di vendita dei biglietti richiedono una laurea per la lettura ed almeno mezz’ora di tempo a disposizione.

• PARTITE IN TRASFERTA

La “tessera del tifoso”:

- non dovrebbe essere obbligatoria: visto che un biglietto si acquista mostrando un documento di identità (comunque soggetto – come la tessera del tifoso – tramite il sistema “Questura on line” alla verifica dei motivi ostativi al rilascio ex artt. 8 e 9 L. 41/2007), non si vede la ragione per cui non si possa andare in trasferta semplicemente acquistando il biglietto stesso, anche il giorno della partita;

- dovrebbe consentire sempre la possibilità di acquistare titoli d’ingresso anche per settori dello stadio diversi dal settore ospiti, sì da consentire a tifosi più moderati di seguire la partita in un contesto idoneo e più confortevole;

- dovrebbe consentire di acquistare biglietti senza dover mostrare anche un documento di identità, visto che per ottenerla si è dovuto esibire l’originale di un documento e farsi scattare una fotografia: in tal modo si evita al tifoso di dover tornare due o tre volte in un punto vendita;

- dovrebbe consentire l’accumulo di un punteggio che premi il tifoso più fedele che acquista biglietti per le partite in casa e in trasferta, al fine di esercitare prelazioni per partite di grande richiamo.

Con l’applicazione di questi correttivi:

- il tifoso occasionale che decide all’ultimo istante di seguire la propria squadra in trasferta potrà comunque acquistare un biglietto per il settore ospiti, magari anche il giorno della partita;

- i tifosi ospiti che risiedono nella città che ospita la partita non avranno più problemi per comprare un biglietto (ad esempio, in un qualsiasi Roma/Milan, il tifoso milanista privo di tessera del tifoso residente a Roma potrà acquistare il biglietto anche per il settore ospiti, mentre allo stato può solo acquistare un biglietto per i settori dei tifosi della Roma);

- non si verificherà più il costante problema per il quale un tifoso di una squadra residente in una città diversa da quella ove ha sede il proprio club è impossibilitato a comprare un tagliando per il settore ospiti perché privo della tessera del tifoso, con la conseguenza che o va nel settore di casa oppure, con il benestare del dirigente dell’ordine pubblico, viene comunque fatto entrare nel settore ospiti (ad es.: il tifoso del Brescia residente a Bologna che vuole andare a vedere Atalanta/Brescia può comprare un biglietto per qualsiasi settore dello stadio diverso dal settore ospiti. Per poter acquistare un biglietto settore ospiti dovrebbe recarsi a Brescia e fare la tessera del tifoso, non potendo delegare nessuno).

- ALTRI SUGGERIMENTI:

- consentire il rilascio del biglietto anche dietro presentazione di una fotocopia di un documento di identità: se si vuole andare con un amico allo stadio, allo stato, è necessario recarsi insieme ad acquistare i biglietti per avere i posti vicini o comunque è necessario prima farsi consegnare il documento dall’amico, in quanto è necessario esibire l’originale del documento, il che scoraggia l’iniziativa;

- per i minori di 14 anni, non imputabili per legge, il genitore dovrebbe avere la possibilità di acquistare biglietti dichiarando – anche tramite autocertificazione – le generalità del minore: allo stato se al genitore/tifoso viene in mente, nei cinque minuti di tempo libero che ha, di acquistare un biglietto al figlioletto non lo può fare, perché deve andare a casa e prendere l’originale di un documento di identità.

Le famose famiglie allo stadio sono già danneggiate e scoraggiate da scandali, caro prezzi, stadi fatiscenti, orari di disputa delle partite e calendari fluttuanti, perdita di atmosfera e percezione di scarsa sicurezza: chi è rimasto negli stadi sono i tifosi – anche di tribuna – più radicali che sono costretti a conoscere norme e regolamenti per seguire la squadra del cuore.
Ma i tifosi più occasionali, che potrebbero costituire l’incremento della base fissa del tifo di una squadra e che trovano assai più semplice e meno costoso un divano e la televisione, torneranno negli stadi soltanto se questi diabolici meccanismi verranno completamente rivisti.
Altro che porta un amico e “tessera dello sportivo”.

Avv. Lorenzo Contucci Avv. Giovanni Adami

 

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Auguri sinceri da rivali leali……. united we stand

 

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VeneziaUnited saluta il ritorno tra i professionisti dell’ US Ancona 1905 e dei suoi tifosi.

Da tre anni condividiamo con gli amici di Sosteniamolancona, e non solo, il percorso di crescita del movimento dei Supporters’ Trust italiani.

Non possiamo che esprimere la nostra gioia, perchè questo successo sportivo è figlio di un percorso di partecipazione attiva che ha fatto dell’US Ancona una società all’avanguardia nel nostro calcio.

E i risultati sportivi, e di partecipazione, stanno a testimoniarlo. A David Miani e a tutti i soci del Trust dorico, le nostre più sincere congratulazioni, che non mancheremo di fare di persona in occasione del prossimo appuntamento nazionale di Supporters in Campo.

 

 

Tifosi-azionisti: il ritorno dell’Ancona tra i professionisti e il successo di un modello che fa proseliti

La promozione dell’Ancona non segna semplicemente il ritorno di una piazza storica – due campionati di A, una finale di Coppa Italia – nella geografia del calcio professionistico. E’ il successo di un modello che ha preso piede negli ultimi anni nel nostro Paese, mutuato dall’Inghilterra: quello dei supporter trust, cioè delle associazioni di tifosi che mirano a dare un contributo fattivo alla vita della squadra del cuore. E il contributo di Sosteniamolancona si è rivelato preziosissimo nel processo di rilancio, dopo il fallimento del 2010 e la caduta in Eccellenza.

Ad Ancona i tifosi, stringendo un patto col lungimirante presidente Andrea Marinelli, detengono il 2% delle azioni della società ma soprattutto vantano due rappresentanti nel consiglio d’amministrazione, che possono porre il veto su questioni relative a sede, colori sociali, marchio. Inoltre Sosteniamolancona ha creato una scuola calcio (Ancona respect) per bambini immigrati, dove si insegna non solo a giocare a pallone ma pure a convivere con culture differenti.

David Miani, presidente (consigliere ndr) del trust dorico, spiega: “La scelta di un’Ancona 1905 partecipata dai tifosi e guidata da Andrea Marinelli si è rivelata vincente. Un cammino molto lungo che ha imposto sacrifici e battaglie dai quali nessuno si è tirato indietro e ha visto i tifosi dell’Ancona sempre al fianco della squadra in qualsiasi condizione e oltre tutte le difficoltà. Dopo 4 anni la società ritorna in un ambito più congeniale alle sue tradizioni sportive, soprattutto con un progetto nuovo e innovativo per il calcio italiano, la partecipazione attiva dei tifosi, lo stadio senza barriere, il settore giovanile come fulcro dello sviluppo sostenibile del calcio e un pool di imprenditori espressione del territorio che potrebbero contribuire attraverso l’impegno sportivo anche all’immagine della città”.

L’approdo in Lega Pro dell’Ancona sarà da stimolo per le altre associazioni riunite sotto il coordinamento di Supporters in Campo, l’emanazione italiana della rete europea Supporters Direct. Sono una quindicina i trust di tifosi in Italia: dalla Roma al Modena, dal Taranto al Piacenza, dall’Arezzo al Rimini, dal Lecce al Venezia. Alcuni si muovono tra mille ostacoli e la ritrosia delle società, altri sono più che mai protagonisti delle vicende societarie. Basti pensare alla Fondazione Taras  e a Noi Samb che hanno la responsabilità dei settori giovanili di Taranto e Sambenedettese, o a Lucca United che gestisce il museo della Lucchese. E’ la via italiana a un calcio a misura di tifoso.

Prendiamo le misure

 

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Sono stati pubblicati in settimana, sotto forma di “misure” i risultati dei lavori della task force ministeriale per la partecipazione allo svolgimento delle manifestazioni sportive.

In realtà nonostante l’entusiasmo e i saluti felici della gran parte dei cosiddetti “opinion leader” della questione sembra un po troppo prematuro effettuare valutazioni, nel merito.
Limitiamoci ad alcuni dati oggettivi, che non possono sfuggire a chi segue certi argomenti da tempo, e indiscutibilmente potrebbero lasciare traccia nei lavori svolti.
I primi entusiasti e più grandi sostenitori del documento sono coloro che hanno partecipato ai lavori e contribuito o supervisionato alla sua stesura.
L’argomento principale del documento ovvero la regolamentazione dell’accesso dei tifosi agli impianti sportivi  è stato trattato senza che fossero coinvolti, (ma forse era oggettivamente molto difficile?)  i tifosi.
Non si vedono enormi differenze rispetto al passato su alcuni aspetti chiave se non nel cambiamento di alcuni nomi che pero non cambiano la sostanza, si passa dalla tessera del tifoso alla carta dello sportivo, ma la come si dice se non è zuppa è pan bagnato.
Dall’altro lato, aldilà dei contenuti che devono essere approfonditi va riconosciuto che il documento potrebbe essere considerato un primo passo verso la considerazione dello sport, e del calcio in maniera ancora più approfondita dato che alcuni aspetti come lo SLO e la partecipazione dei tifosi cominciano ad essere per lo meno prese in considerazione.
Un lavoro che il SinC e tutte le associazioni per la partecipazione dei tifosi alle proprie società di calcio svolgeranno per potersi confrontare a breve con chi ha sottoscritto questo documento, non più tardi del 14 giugno.
DM

L’US Ancona incontra la Lega Pro

 

GHIRELLI INCONTRA L’ANCONA 1905

 10 apr. 2014 – Si terrà sabato pomeriggio, all’Ancona Point di Chiaravalle, un incontro fra l’U.S ANCONA 1905  e il direttore della Lega Pro Francesco Ghirelli.

L’incontro ha come tema lo sviluppo del progetto Stadio senza barriere con le società partecipate dai tifosi, e rientra nell’attività di sviluppo e riforma della Lega Pro, fortemente voluta e sostenuta proprio dal direttore Ghirelli, alla vigilia dell’importante modifica del prossimo anno con il campionato unico a tre gironi.

E’ il primo incontro, all’indomani della pubblicazione dei lavori della task force del calcio, in cui si potranno confrontare aspettative e programmi, alla luce di questo importante documento che vede anche la Lega Pro fra i suoi partecipanti ai lavori e firmatari.

Al dottor Ghirelli verranno presentate l’attività della società US ANCONA 1905 e le sue strutture, proprio alla vigilia di un appuntamento sportivo decisivo per i programmi della società dorica.

All’incontro parteciperà la dirigenza dell’US Ancona 1905,  i rappresentanti dell’associazione Sosteniamolancona e del SinC promotori dell’incontro.

Ancona — Recanatese prevendita

 

 

ANCONA – RECANATESE, BIGLIETTI IN PREVENDITA

 8 apr. 2014 – L’U.S. Ancona 1905 comunica che, in vista della  partita Ancona – Recanatese, in programma sabato prossimo 12 aprile alle ore 19.45 allo stadio Del Conero (diretta su Rai Sport), per evitare fastidiose e prolungate file ai botteghini, verrà adottato, a partire da domani pomeriggio, un servizio di prevenditabiglietti. I punti dove potranno essere acquistati tutte le tipologie di biglietti, sonol’Ancona Point, in via D’Antona 24 a Chiaravalle e la segreteria dello Stadio Dorico, di Ancona in via Damiano Chiesa, 13, aperti fino a venerdì, con orario dalle 16.00 alle 19.30, mentre i biglietti solo per il settore Curva Nord potranno essere acquistati anche presso la Tabaccheria Massi, in via Isonzo, il Bar del Pinocchio e la Pasticceria Maurizio in Corso Carlo Alberto. Si ricorda che i prezzi dei biglietti sono rimasti invariati.

In occasione di questa importante gara, la società comunica inoltre di avere invitato al Del Conero,  i bambini e i ragazzi di tutti i settori giovanili delle società di calcio,di Ancona e provincia, che sabato “coloreranno”  il Del Conero  nel settore della Tribuna scoperta, se il tempo lo permetterà o in alternativa, nella tribuna laterale coperta.

 

Et voilà…….NOUS SOUTENONS ANCONE

Svelato finalmente il mistero del coro: noi siamo anconetani come direbbe Gomez : tisci è francese !!!!

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